Se dopo una bella sentenza non fate la causa esecutiva i vostri soldi non li vedrete mai

 Se dopo la causa cognitiva, in cui il Giudice accerta se avete diritto ad avere dal Vostro datore di lavoro  lo stipendio arretrato non fate la procedura esecutiva, che è una vera e propria causa esecutiva  successiva e diversa dalla prima,  è possibile che i Vostri stipendi pure riconosciuti dal primo Giudice non arrivino mai nella vostre tasche, la giustizia in Italia  funziona così un primo Giudice accerta un secondo Giudice esegue in due procedure diverse.

E’ quanto è capitato alla bella ma  sfortuna sentenza che vedete in allegato.

ps se poi non pagate all’avvocato neppure la prima causa è difficile che vi faccia la seconda

se ti commissiono un software poi è solo mio

Di chi è il codice sorgente di un software?

Se una società commissiona un software ad un libero professionista l’utilizzo economico del prodotto spetta unicamente al committente.

Il Tribunale di Bologna si è pronunciato in merito ai diritti di sfruttamento economico del software nel caso in cui lo sviluppo del mdesimo sia stato commissionato da una società a un libero professionista.

Nel caso sottoposto ai giudici bolognesi (sent. del 18/05/2016) una società aveva sottoscritto un contratto di collaborazione professionale con un libero professionista (quindi un lavoratore autonomo), incaricandolo di occuparsi dello sviluppo di un software. Nel caso di specie il tribunale adito aveva dichiarato la risoluzione per inadempimento del contratto di collaborazione professionale, condannando il professionista a restituire alla società il codice sorgente del software, ed inibendolo dall’utilizzo indebito del programma.

 

LUCE E GAS NON TOCCARE AL CONDOMINO CHE NON VUOLE PAGARE

 

Il tribunale di Bologna con ordinanza del 15/09/2017  si è pronunciato in merito alla possibilità o meno per il Condominio di sospendere l’erogazione del servizio di riscaldamento, di acqua e dell’antenna televisiva al condomino moroso. Ed in particolare la detta pronuncia  stabilisce che :

a) nel caso di specie, stante la durata ultrasemestrale della morosità riferibile alla condomina  sussistono senz’altro astrattamente i presupposti applicativi dell’art. 63 cit., in forza del quale, per l’appunto, “in caso di mora nel pagamento dei contributi che si sia protratta per un semestre, l’amministratore può sospendere il condomino moroso dalla fruizione dei servizi comuni suscettibili di godimento separato”;

b) di contro, da tempo dottrina e giurisprudenza si sono interrogati sulla necessità o meno di distinguere – a fronte dell’interesse meramente economico del Condominio – fra servizi “essenziali” e non essenziali in funzione della preminente tutela del diritto alla salute, costituzionalmente tutelato:

c) con riferimento al servizio di riscaldamento ed acqua si sono così confrontati gli orientamenti negativi alla sospensiva in parola per i diritti primari costituzionalizzati (Trib. Brescia 29.9.2014; Trib. Milano 24.10.2013) e quelli positivi (Trib. Roma 27.6.2014; Trib. Alessandria 17.7.2015; Trib. Brescia 17.2.2014 e 21.5.2014);

Nell’aderire al primo orientamento – che nega la sospensiva – il Tribunale di Bologna  osserva che:

– dei servizi “essenziali” ha tenuto conto anche la legislazione statale, che, per quanto riguarda il servizio acqua, con il D.P.C.M. 29 agosto 2016 (Disposizioni in materia di contenimento della morosità nel servizio idrico integrato) ha comunque stabilito che ai soggetti indigenti, seppur morosi, va comunque garantita una fornitura di 50 litri al giorno pro capite;

Peraltro, quanto all’utilizzo dell’antenna televisiva centralizzata, pur non essendo un servizio essenziale, è da escludere la sospensiva in quanto parte ricorrente non aveva allegato alcuno specifico costo ordinario in ordine alla stessa;

per i servizi comuni principali sopra indicati l’istituto qui in discussione va in ogni caso riguardato come extrema ratio: nel caso di specie, il Condominio, avendo già attivato una procedura esecutiva immobiliare, può: a) chiedere al G.E. la sostituzione immediata del custode del bene pignorato in vece del debitore esecutato, con conseguente acquisizione dei frutti derivanti dalla locazione dello stesso; b) sollecitare il nuovo custode a procedere alla liberazione dell’immobile, in caso di inadempienza ai predetti obblighi.

 

LA BRAGA è DEL CONDOMINIO o del CONDOMINO?

Secondo la SUPREMA CORTE la braga di collegamento degli scarichi fognari condominiali, servendo unicamente a convogliare gli scarichi di pertinenza del singolo appartamento, non può considerarsi bene comune.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n, 1027 del 17 gennaio 2018, si è occupata proprio di questa questione, fornendo alcune interessanti precisazioni sul punto.

In proposito, la Cassazione evidenziava che, ai sensi dell’art. 1117 c.c., si “presumono comuni i canali di scarico solo ‘fino al punto di diramazione’ degli impianti ai locali di proprietà esclusiva”.

Con riferimento alla “braga” in questione (vale a dire, “l’elemento di raccordo tra la tubatura orizzontale di pertinenza del singolo appartamento e la tubatura verticale di pertinenza condominiale”), la Cassazione osservava che la stessa non serve all’uso comune, dal momento che la stessa ha l’unico scopo di “convogliare gli scarichi di pertinenza del singolo appartamento a differenza della colonna verticale, che raccogliendo gli scarichi di tutti gli appartamenti, serve all’uso di tutti i condomini”.

Secondo la SUPREMA CORTE la braga di collegamento degli scarichi fognari condominiali, servendo unicamente a convogliare gli scarichi di pertinenza del singolo appartamento, e non può considerarsi bene comune.

La Corte di Cassazione riteneva di dover aderire alle considerazioni svolte dai condomini, accogliendo il relativo ricorso, in quanto fondato: secondo i ricorrenti, in particolare, la Corte d’appello, nel rigettare le loro domande, non avrebbe dato corretta applicazione all’art. 1117 c.c., avendo la stessa erroneamente ritenuto che la “braga di collegamento tra la condotta condominiale e quella del singolo condomino” rientrasse tra le parti comuni.

Con riferimento alla “braga” in questione (vale a dire, “l’elemento di raccordo tra la tubatura orizzontale di pertinenza del singolo appartamento e la tubatura verticale di pertinenza condominiale”),  la Cassazione osservava che la stessa non serve all’uso comune, dal momento che la stessa ha l’unico scopo di “convogliare gli scarichi di pertinenza del singolo appartamento a differenza della colonna verticale, che raccogliendo gli scarichi di tutti gli appartamenti, serve all’uso di tutti i condomini”.

Nel caso di specie, dunque, secondo la Cassazione, la Corte d’appello aveva erroneamente ritenuto che la “braga” costituisse un bene comune, ponendo, altrettanto erroneamente, a carico del condominio la relativa riparazione.

 

LA FOTOCOPIA VALE IN TRIBUNALE?

La Corte di Cassazione con  sentenza  n. 27233/17 del 16.11.2017ha precisato che la fotocopia ha valore di prova documentale solo se non viene tempestivamente contestata in giudizio.Contrariamente  alla decisone del giudice di primo grado, con la quale era stata rigettata l’opposizione decreto ingiuntivo, proponeva appello ***, lamentando come i documenti prodotti a sostegno della domanda monitoria fossero delle semplici fotocopie.
Tuttavia, il giudice d’appello, riteneva di non potere avvalorare le richieste della società debitrice, in quanto, la stessa, si era solo limitata a dedurre, nel corso delle precedenti fasi di giudizio, come i documenti prodotti dal creditore fossero delle copie fotostatiche, non operando alcuna specifica contestazione.